Categoria: UNI/PdR 125:2022

Perché parlare di Frida Kahlo ai bambini — e anche nel mio lavoro — è più attuale che mai

    "Piedi, a cosa mi servite se ho ali per volare?» — Frida Kahlo"
Nei giorni scorsi, nella scuola dell’infanzia frequentata dalle mie figlie hanno parlato di Frida Kahlo. E come spesso accade qualcuno ha pensato che farlo potesse essere “esagerato”. Troppo impegnativa. Troppo grande. Troppo complicata. Eppure, ogni volta che sento questa obiezione mi tornano proprio in mente pensieri della stessa Kahlo: la capacità di immaginare un’alternativa, anche quando la realtà sembra stretta, è qualcosa che tutti i bambini hanno dentro. Basta solo nutrirla. Da mamma lo vedo tutti i giorni: i bambini non hanno paura delle storie complesse. Sono gli adulti ad aver paura di ciò che non conoscono o che esce dagli schemi. Parlare ai bambini di una donna che ha trasformato fragilità e dolore in arte non significa appesantirli ma penso significhi mostrare loro che ci sono mille modi di essere forti, significa dimostrare che la forza non è solo muscoli o successo, ma creatività, identità e coraggio. Da consulente e commercialista, lo vedo ancora più chiaramente e quotidianamente.
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Diversità ed inclusione necessaria: braccianti e lavoro nero, fra etica ed azioni concrete.

(foto da rainews.it)

Sono tanti anni che mi occupo di sicurezza in azienda e più recentemente di diversità ed inclusione e forse per questo sono rimasta profondamente scossa da quanto accaduto a poca distanza dal luogo in cui vivo.

La vicenda La tragica vicenda a cui mi riferisco che mette in luce le drammatiche conseguenze della mancanza di rispetto per la dignità umana. Un bracciante agricolo, immigrato clandestino con un braccio amputato, è stato abbandonato in strada dal suo datore di lavoro dopo essere stato ferito gravemente. Questo episodio non è solo un atto di disumanità, ma accende un faro sul fenomeno del caporalato a cui, ahimè, si stenta a mettere un freno. Chi è mai stato almeno una volta in quelle zone della provincia di Latina sa in che condizioni molti lavoratori immigrati vivono e lavorano. Spesso costretti a condizioni di vita precarie e senza alcuna protezione legale, questi esseri umani sono alla mercé di datori di lavoro senza scrupoli, che sfruttano la loro vulnerabilità per ottenere manodopera a basso costo. La mancanza di diritti e di riconoscimento sociale rende questi lavoratori invisibili, nonostante siano una componente essenziale dell'economia agricola e di altri settori.
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CERTIFICAZIONE DELLA PARITÀ DI GENERE – Bando per contributi alla PMI (piccola, micro e media impresa)

    E’ stato pubblicato l’avviso per l’erogazione dei contributi alle PMI relativo ai servizi di assistenza tecnica ed accompagnamento alla certificazione in materia di parità di genere e dei contributi per i costi di certificazione della stessa. Questi ultimi saranno pagati direttamente agli OdC (organismi di controllo) che hanno aderito all’avviso per la formazione
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La “Certificazione” della parità di genere

L’Unione Europea, nel marzo del 2020, ha predisposto il documento “Un'Unione dell'uguaglianza: la strategia per la parità di genere 2020-2025” definendo obiettivi politici e azioni chiave per raggiungere la parità di genere entro il 2025. La strategia prevede la realizzazione di misure specifiche volte a conseguire la parità di genere, combinate a una maggior integrazione della dimensione di genere “inserendo sistematicamente una prospettiva di genere in ogni fase dell'elaborazione delle politiche in tutti i settori di azione dell'UE, sia interni che esterni”

In questo contesto nasce La Certificazione della Parità di Genere che fa parte delle misure che il Governo ha inserito nel #PNRR – Missione 5 – «Inclusione e Coesione», tra le politiche per il lavoro. Il 16 marzo è stato siglato il documento con la Prassi di Riferimento UNI/PdR 125:2022, entrato in G.U. n. 152 il 1° luglio 2022, che definisce criteri, prescrizioni tecniche ed elementi funzionali alla Certificazione di Genere.
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